Chi Siamo

Il nome è il suo destino. Oggi, dopo tanto girovagare, il paradosso affonda nel quotidiano, si difende dai comportamenti subdoli dei politici e quelli altrettanto dissociati dei teatranti. Alla fine bisogna far quadrare i conti, morali e finanziari, nell’elenco dei giorni.

Teatro del paradosso.

Formatosi nel secolo scorso, dopo essersi sformato da collettivo teatrale La Finestra, che aveva, a sua volta, trasformato il Gruppo di ricerca animazione e folclore. E siamo nell’antichità, nell’inerzia culturale di un paese, Loreto, ma potremmo dire di una provincia. Qui, nel 1976, nasce l’Associazione Culturale Lauretana, una scomoda madre, che tutti i vagiti teatrali contempla, dove Lauretana non sta per figli di Maria ma conduce a Loreto, l’antica Lauretum. Un luogo dove tutto ha inizio. In un luogo-non luogo, dal pomposo nome di Teatro Comunale Luigi De Deo, già palestra di boxe, dormitorio, sala banchetti (il dopoguerra), cinema Littorio, sala teatrale Littorio (il ventennio). Teatro dal 1869, anno in cui l’Amministrazione decide di convertire i fondaci dell’ex-convento francescano in Teatrino Comunale, circostanza “… reclamata dalla condizione civile e comoda dei cittadini… ” ma che poi verrà ridimensionata a sala teatrale e vedrà la luce trent’anni dopo. 
Siamo riusciti ad entrare nel vecchio teatro nel 1980. Non ne siamo più usciti. Ne abbiamo ingoiato la polvere dei secoli fino ad ammalarci. Abbiamo biasimato l’incuria degli amministratori, maledetto il disamore di chi, nell’attuale ristrutturazione, lo ha fatto diventare un’asettica sala polivalente e ne ha decretato la morte armonica. 
Eppure siamo fortunati, abbiamo un luogo dove stare. In questo luogo si è decisa la nostra vita. Non solo artistica. Questo luogo ci ha ammaliato, ci ha trasmesso l’ora et labora (in origine era un convento benedettino, secondo la tesi dello storico Enrico Santangelo), ci ha votati al sacrificio, al dono di sé. Per chi o per che cosa, oggi è meno chiaro di ieri. È certa però la nostra storia, gli incontri che nel teatro si sono verificati. Da Peppino D’Emilio a Eugenio Barba, dal festival Incontri, alla stagione Teatro&Oltre. E siamo alla fine degli anni Settanta. In un paesino di settemila anime, che veniva fuori da un oscurantismo culturale di decenni (l’ultimo spettacolo teatrale risale al 1962 e il cinema proietta per lo più film hard-core). Gli Incontri ospitano spettacoli di gruppi teatrali mai sentiti prima, che diventeranno protagonisti della vita teatrale regionale: Spazio tre, Quarta Parete, il Piccolo teatro la Città, il Florian. Il Teatro Stabile Aquilano e poi abruzzese? Assente! Il circuito dell’Associazione Teatrale Abruzzese e Molisana? Inesistente. Siamo nati teatralmente in questo contesto, nel 1979, mettendo in scena Il militare oh che bello, uno spettacolo antimilitarista che voleva denunciare l’orrore della guerra e l’assurdità di un clima di non dialogo fra le potenze. Siamo partiti dunque da esperienze e idee personali, con un testo/collage autodafé, in anni in cui il personale era politico. Subito dopo ci siamo rivolti al paese, cercando teatranti del passato, figure che avevano avuto a che fare con il luogo e con il non luogo. Il teatro, intanto, ci era stato concesso, senza carte, senza ufficialità. Insomma noi eravamo dentro ma il mondo non doveva saperlo. Sindaco, allora, Bruno Passeri, comunista. Come oggi,* eletto ancora sindaco, dopo la parentesi regionale, ma senza falce e martello. Si chiude un ciclo. Sempre gli stessi, sempre diversi. In mezzo ci sono gli anni dell’incoscienza, con i tentativi di destinare lo spazio a rimessa comunale (erano proposte di sinistra), a supermercato (come è avvenuto a Penne), di rovinarne l’estetica in nome di una presunta simmetria che l’edificio doveva assumere (tentativo purtroppo riuscito, con la manutenzione straordinaria dell‘84/85). Insomma la volontà di suicidare Il Comunale, farlo morire a fuoco lento. Che fare? Abbiamo interrogato i vecchi quando e tutti ci hanno indicato la figura di Luigi De Deo, un mastro muratore, che ne sapeva più degli ingegneri, con il pallino del teatro. Il figlio, Giuliano, ci ha messo a disposizione i suoi scritti: tragedie, drammi in versi, carnevali, la narrazione del Sant’Antonio e altro. Abbiamo messo in scena le sue tragedie, che parlano di Loreto: Paolo Recchia (1980/81), la vicenda di un sacrestano che, sconvolto da una delusione d’amore, decide di farsi giustizia da sé; I vespri loretesi (1982/83), dramma storico, sull’invasione francese degli Abruzzi.
 Da quest’ultima Rai Tre regionale ha tratto uno sceneggiato in tre puntate. Siamo nati dunque nel paese, per il paese. Autodidatti, ospitando negli Incontri compagnie, artisti e gruppi di livello regionale, nazionale ed internazionale, in ogni ambito artistico. Ma, quanto ti fai da te, ad un certo punto della storia devi decidere se continuare svolgendo un lavoro o un dopolavoro. Lo spartiacque è stato, per noi, Danilo Volponi, attore e regista, diplomato All’accademia teatrale Silvio d’Amico, un bravo teatrante ma un disastro dal punto di vista organizzativo. Dopo due anni della sua scuola e due anni nella sua compagnia non è stato più possibile tornare indietro. Eravamo confusi, perché pensavamo che il teatro fosse slancio, ispirazione, dialettica, ora bisognava studiare plastica, ritmica, dizione. Ma avevamo voglia di crescere e così, interrato il seme, questo si è aperto. Danilo è tornato al suo Piccolo Teatro, noi abbiamo aperto una Finestra. Sono seguiti anni fertili, di apprendimento, produzione, programmazione, formazione. Siamo usciti dall’ambito provinciale per approdare a circuiti altri, non quelli dell’alto teatro, dove gruppi come il nostro non possono entrare, ma quelli dell’altro teatro, dei teatri indipedenti, dei nuovi linguaggi, dove vi sono contaminazioni proficue, collaborazioni, scambi di idee. Sono gli anni dell’esplorazione del lavoro di Grotowski, di Kantor, di Barba. In cui si mettono in discussione metodologie, tecniche, scuole; c’è il ripudio dell’accademia, ma contemporaneamente la consapevolezza che è nella tradizione che bisogna attingere. Questo fermento ha prodotto un teatro che nel terzo millennio è vivo più che mai, pur nelle sue contraddizioni e diversità di espressione. L’esperienza positiva dei nostri tempi, dice Beckett, è il fallimento. Anche la finestra chiude i battenti. Ognuno cerca risposte personali alle proprie irrequietezze: chi fa esperienze terzoteatriste; chi è affascinato da Augustino Boal; chi apre una serigrafia. Siamo negli anni 90’, anni confusi, di rotture e di slanci, di Stop making a sense, di poetiche, di morte e resurrezione. Morire appunto per dare spazio a nuova vita. È il Paradosso.

Testo scritto nel 2006 in occasione del trentennale dell’Associazione Culturale Lauretana

Collaborano con noi

Antonio Crocetta – Attore \ Formatore
Matteo Di Claudio – Attore \ Musicista
Federica Nobilio – Attrice \ Formatrice
Matteo Auciello – Attore \ Formatore
Giuliana Antenucci – Attrice \ Formatrice
Serena Magazzeni – Attrice \ Formatrice
Domenico Galasso – Attore \ Formatore
Stefano Jotti – Attore \ regista
Mariaelena Di Giandomenico – Danzatrice \ attrice
Elvira Rimbu – Attrice \ art director
Irene Cocchini – Attrice \ regista
Emiliano Scenna – Attore \ trainer
Giorgio Bafile – Musicista
Piotr Lachert – Compositore \ pianista
Pierpaolo Di Giulio –  Tecnico audio video
Debora De Flaviis – Artista \ scenografa
Nicola Ioppolo – Esperto di cinema d’animazione
Fabrizio Giovanetti – video \ motion \ grapher
Edda Migliori – Editorialista
Annalisa Di Vincenzo – Editorialista
Francesco Calandra – Videomaker
Andreas Waibl – Grafico
Mauro Soccio – Fotografo \ storico
Dino Libertini – Fotografo
Antonino Giovanetti \ videomaker
Pierpaolo Serini – Fotografo
Rossella Caldarale – Fotografa
Remo Cutella – Fotografo
Guido Capanna Piscè – Insegna Internet Communication, Computer grafica e Informatica
Daniela Di Giacinto – Dottore in Ingegneria Elettronica

TDP negli anni

Gaetano Pignoli
Gerio Costantini
Lucio Cutella
Sandro Di Minco
Daniele Domenicucci
Mara Nigliato
Paola Oronzo
Giuseppe Cipriani
Danny Ferrari
Marida Cocca
Corrado Coletta
Chiara Di Claudio
Maurizio Giovanetti
Laura Faieta
Giselda Di Cesare
Rita Nobilio
Elena Delle Vedove
Francesco Triozzi
Chiara Chiappini
Fausta Crescia
Angela Barbacane
Nicola Ciuffi
Costantino Cocchia
Jaqueline Pontes
Dina Marrone
Carmen Sorrentino
Chiara Chiappini
Anna Chiappini
Endrio Evangelista

Loreto Aprutino

Paese in provincia di Pescara, ricco di storia e di tradizioni. Insediato fin dal neolitico, è stato abitato dai Vestini e poi suddito di Roma nell’abitato Floranum, dal tempio dedicato dalla dea Flora. Con la caduta dell’impero romano l’agglomerato si è spostato sulla collina di fronte e poi sviluppatosi intorno al castello normanno e quindi alla chiesa madre. Annovera olii extravergini di olivo (primi premi all’Ercole oleario per tre anni consecutivi di vari case olearie, D’Intino, Valentini, Le Magnolie, ecc. ) e vini (Trebbiano e Montepulciano d’Abruzzo delle Cantine Valentini) tra i migliori del mondo. Ottima anche la produzione di formaggi, e di alcuni prodotti tipici. Particolarmente suggestivo l’impatto visivo che offre il paese per chi giunge dalla costa, per la struttura tardomedievale delle sue case, arroccate ia scendere verso il Mercato Vecchio e la Fontana monumentale, situate in basso.

La struttura urbanistica di Loreto Aprutino è caratterizzata dal tipico schema medievale a composizione avvolgente intorno alle due emergenze architettoniche più importanti: la chiesa di San Pietro Apostolo (potere spirituale) e il Castello (potere temporale), uniti da un asse longitudinale, lungo il quale si sviluppa, a pettine, un’edilizia abitativa a corte interna.
Il tessuto residenziale sottostante è modellato organicamente secondo la topografia e le funzioni e si distingue dai due elementi predominanti per un notevole salto di scala, di proporzioni e di valori; l’insediamento è disposto ad anfiteatro con orientamento verso la zona meno scoscesa del colle e con esposizione climatica più favorevole. Il nucleo originario (XI-XII sec.) era localizzato nella zona alta della collina e, per motivi di difesa, presentava opere di fortificazione con porte di accesso. 
Una seconda fase di espansione dell’abitato vide ampliare la cinta urbana: nella zona bassa della collina, fuori le mura, si insediò il convento francescano e si compose il tessuto edilizio attorno alla piazza del Mercato, chiusa verso il mare dalla Porta dell’Ospedale che prende il nome dalla chiesa di S.Maria de Recepto, fondata nell’XI sec.; la salita Montelauro, attraverso l’omonima porta, proseguendo per via Pretara, collegava la Piazza del Mercato alla chiesa di Santa Maria in Piano e costituiva la principale via di accesso al borgo. Intorno a questi elementi direttori, tra il XV-XVIII sec., si determinano i caratteri generali del tessuto urbano: si costituisce una trama edilizia molto fitta, con strade aderenti alle curve di livello, organizzate secondo un sistema di arterie principali e secondarie, all’interno delle quali sono incastonate le abitazioni con tipologia a schiera. Di particolare interesse la configurazione delle facciate che si presentano con due/tre piani sulla via superiore e con quattro su quella inferiore.

La viabilità secondaria è costituita da rampe di collegamento che, in alcuni casi, attraversano l’unità abitativa con portici voltati a botte. Le quattro principali strade d’accesso giungevano alle rispettive porte: s Porta dell’Ospedale, Porta della Fontana, Porta del Castello e Porta Mardocheo. 
Verso la metà dell’Ottocento venne ristrutturata anche via del Baio: i vecchi edifici furono trasformati in palazzi signorili e i loro proprietari – Casamarte, Valentini, Baldini-Palladini – destinarono una parte importante dei propri edifici a fabbriche di trasformazione del prodotto oleario e vinicolo. Alla fine del XIX-inizio XX sec., il paese attraversò un periodo di grande fermento civile e culturale. Notevole la produzione editoriale, soprattutto con le riviste “L’Olivo”, “Ebe”, ”L’Aurora”, “Aprutium”, stampate nelle diverse tipografie lauretane. Da segnalare, inoltre, il bellissimo spazio dell’ex-convento francescano, convertito in quegli anni, in Teatro comunale. 


Oggi, nonostante le lacerazioni provocate dalla guerra e dal crollo di strutture fatiscenti, la bellezza di questo centro è rimasta intatta: i valori complessivi della composizione urbanistica risultano ancora leggibili in quel susseguirsi discontinuo dei corpi di fabbrica, nelle sinuosità delle strade, nella fluidità ritmica delle masse e dei vuoti. I tagli, gli spacchi, i continui rimandi all’esterno, creano un intreccio dialettico tra il dentro e il fuori, tra il muro di mattoni e il profilo della chiesa di Santa Maria in Piano che scompare e riappare, incorniciata dalle linee verticali delle pareti.

Il Teatro comunale

Il Teatro comunale, denominato Luigi De Deo in onore di un maestro muratore loretano, drammaturgo e poeta, fondatore della prima filodrammatica loretana e autore dei testi teatrali più significativi della storia di Loreto, è un edificio storico che ha avuto un ruolo di primo piano nelle attività culturali del paese in tutto in Novecento fino ai nostri giorni. Con la riapertura dello spazio come centro polivalente, il paese viene a dotarsi di una struttura fondamentale per la vita artistica dell’intera area vestina. La struttura fa parte di un complesso architettonico il cui impianto originario corrisponde ad un insediamento monastico (probabilmente benedettino) del XIII secolo. Ha avuto usi diversi nel corso dei secoli, da granaio del convento a sala per le riunioni del decurionato prima dell’unità d’Italia, da sala teatrale a partire dal 1886 a cinematografo Littorio durante il ventennio fascista, da sala per conferenze a palestra sportiva (perfino la SS Lauretum ha usufruito dello spazio che è stato anche palestra di boxe). Il teatro comunale, dopo le imponenti costruzioni nella parte alta del paese (il castello, ovvero il potere temporale, e la chiesa di San Pietro, sede del potere spirituale, che si fronteggiano agli estremi di via Baio), viene a costituire il terzo polo che completa e stabilisce l’equilibrio mancante sul piano storico e sociale, in quanto rappresenta il luogo dove si manifesta la creatività popolare, il suo bisogno di presentarsi e rappresentarsi, il punto d’incontro degli opposti. Abbandonato in seguito alla costruzione del nuovo Supercinemateatro, è stato ristrutturato nel Duemilauno e dato in gestione nel gennaio 2002 alla Associazione Culturale Lauretana – Teatro del paradosso, che mira a farlo divenire un luogo di aggregazione sociale.

Dopo quarant’anni riapre il teatro comunale. 

In genere le attività culturali di un Paese diminuiscono con l’approssimarsi di eventi bellici, per poi riprendere sull’onda dell’entusiasmo per la fine del terrore e delle distruzioni. Non così è stato a Loreto Aprutino, per non dire dell’intera area vestina. Infatti, in pieno boom economico, l’attività culturale a Loreto è andata lentamente scemando fino a cessare del tutto. Nel 1961 è stato chiuso il teatro comunale (gestito allora dal G.A.D di Luciano Evangelista). Poco prima aveva interrotto l’attività la civica scuola di musica “Acerbo” che cercava di tenere in piedi la banda musicale; sono cessate le manifestazioni sporadiche che, a iniziativa più o meno individuale, di nobili e notabili, ancora accadevano. È solo nel 1978 che l’Amministrazione, con una scelta coraggiosa per l’epoca, decide di finanziare una manifestazione estiva, densa di appuntamenti teatrali, musicali, figurativi, sociali. Da quel lontano 1978 l’Associazione Culturale Lauretana (fondata due anni prima con l’intento di valorizzare, conservare e promuovere il patrimonio storico artistico e culturale di Loreto), si è battuta per la ristrutturazione del teatro comunale. Ci sono voluti ventitré anni. A quarant’anni di distanza dall’ultimo spettacolo possiamo finalmente riprendere l’attività.

Prima del restauro

delibera sistemazione teatro comunale 

prima del restauro 

prima del restauro 

prima del restauro 

foyer 

prima del restauro 

graticcia 

sipario 

quadro luci 

Caratteristiche tecniche La struttura denominata Il teatro comunale Luigi De Deo consiste in un’area di palcoscenico (di metri 8 x 8, dotata di quintaggio e fondale nero e di una graticcia attrezzata ma senza altezza superiore), di una platea (di metri 16 x 8) con 150 posti a sedere e relativi servizi igienici (anche per diversamente abili), di camerini con servizi igienici, di una biglietteria/foyer. Al di sopra della biglietteria vi è una cabina di regia, non accessibile al pubblico.
La struttura è dotata di un riscaldamento a metano tramite termoconvettori diffusi lungo la sala, nella biglietteria e nei camerini. Il teatro dispone di 10 kw trifase + neutro. In questa fornitura è compresa l’illuminazione di servizio di tutta la struttura (biglietteria, platea, palcoscenico, camerini e bagni. Maggiori disponibilità di energia elettrica comportano una richiesta all’ENEL che potrà fornirà direttamente energia elettrica fino a un massimo di 40 Kw. Per quantità superiori bisognerà stipulare un contratto specifico con l’ENEL. In entrambi i casi (richiesta diretta di fornitura o nuovo allaccio) la spesa è a carico di chi chiede l’utilizzo della struttura. Il teatro dispone di un impianto di amplificazione di un microfono su asta compresi nell’utilizzo della sala.
Qualsiasi altro materiale tecnico (riflettori teatrali, microfoni senza filo, videoproiettori, occhi di bue, strobo e quant’altro) dovrà essere richiesto a parte e comporta un prezzo aggiuntivo alla tariffa oraria. Prenotazioni
 Le richieste di utilizzo della sala dovranno essere inoltrate all’Associazione Culturale Lauretana che, per convenzione con il comune di Loreto Aprutino, gestisce il teatro comunale, nel rispetto e nell’adempimento di quanto stabilito dal presente regolamento.
Le richieste, effettuate mediante un modulo a disposizioni presso la sede teatrale e presso la sede dell’Associazione Culturale Lauretana, nonché su Internet, dovranno pervenire almeno quindici giorni prima dello svolgimento della manifestazione per cui si richiede l’utilizzo della sala e saranno accettate compatibilmente con la programmazione in atto. Le richieste vanno inoltrate per posta a: Associazione Culturale Lauretana Via dei mille 4/6 – 65014 Loreto Aprutino (PE) Italy per telefono ai numeri 333.2949140 – 333.4345591; per e-mail info@teatrodelparadosso.it

facciata teatro 

platea 

Piantina del teatro